Villaggio Unesco di Crespi d’Adda: un tuffo nella storia
Sulle rive dell’Adda in provincia di Bergamo sorge un antico villaggio operaio che è diventato patrimonio dell’Unesco perché esempio di archeologia industriale: è Crespi d’Adda e oggi andremo a scoprirlo insieme.
Crespi d’Adda nasce verso la fine del diciannovesimo secolo per volere della famiglia Crespi. Originaria di Busto Arsizio e attiva nel campo dell’industria tessile, la famiglia ha voluto costruire un villaggio che fosse un modello di città ideale e che fosse autonomo in tutto. L’ho visitato qualche giorno fa e sono stata letteralmente catapultata in un’atmosfera d’altri tempi.
Al mio arrivo, mi sono ritrovata all’interno di un piccolo villaggio. Di solito sono maniacale nella preparazione dei miei viaggi, ma questa volta non mi ero preparata molto. Nonostante ciò, orientarsi è stato molto semplice. Il villaggio si sviluppa lungo il suo viale principale che crea una meravigliosa prospettiva. 
Il primo punto che ha colpito la mia attenzione è stata la chiesa.
Chiesa
Situata all’ingresso del paese, la chiesa è in stile rinascimentale e presenta due caratteristiche piuttosto curiose.
Innanzitutto è la copia esatta della chiesa di Busto Arsizio, paese d’origine della famiglia Crespi. In secondo luogo, è costruita in modo che il suo asse sia allineato con il castello: in questo modo, tenendo le porte d’ingresso aperte, dalla cima del castello era possibile vedere l’altare. Questo sì che è un barbatrucco!
Mi sono poi incamminata lungo il viale principale fino ad arrivare al cancello d’ingresso della fabbrica.
La fabbrica CRESPI
Il cuore del villaggio di Crespi d’Adda è senza dubbio la sua fabbrica, l’antico opificio che ospitava reparti dediti alla tessitura e alla tintoria. Inconfondibile la sua ciminiera che viene immortalata in tutte le fotografie e che è diventata un’immagine iconica, con gli edifici degli uffici a incorniciarla in una simmetria perfetta.
Il cotonificio è posizionato proprio lungo l’Adda e segna il confine occidentale del piccolo villaggio che si sviluppa poi verso est con una serie ordinata di casette destinate ai suoi operai.
Architettura
Il primo elemento che ci riporta indietro nel tempo è proprio l’architettura con cui il villaggio è stato costruito. Le case bifamiliari degli operai sono ispirate ad uno stile inglese. Tutte le case erano dotate di giardino e orto, in modo che ogni famiglia fosse autonoma. Molto semplice, ma anche di grande impatto, l’urbanistica di questo villaggio che si sviluppa secondo una griglia ordinata e vede queste casette, peraltro tutte uguali, allineate in lunghe file. Decisamente più ricche e decorate le ville destinate agli impiegati e ai dirigenti che si trovando verso sud.
Mentre, al culmine di questa scala gerarchica, troviamo il castello, villa padronale della famiglia Crespi, che vigila dall’alto su tutto il villaggio e che a molti rievoca l’immagine del feudo.
Ovunque sono ben visibili delle decorazioni in cotto e in ferro battuto, tipiche del romanticismo lombardo.
Proseguendo oltre, sempre lungo il viale principale, sono infine giunta al cimitero del villaggio di Crespi d’Adda.
Cimitero
Alcuni attribuiscono alla sua posizione un valore simbolico: si percorre un lungo viale che corre tra la fabbrica da una parte e le casette dall’altra, simbolo della vita operaia, e si arriva infine al cimitero, luogo in cui gli operai ora riposano. Qui, tra le piccole tombe disseminate in un prato, troviamo anche un mausoleo di famiglia che sembra cingere in un abbraccio tutti gli operai ai suoi piedi.

Il villaggio operaio di Crespi d’Adda
Oltre alla fabbrica e alle case degli operai, il villaggio fu un esempio molto moderno di sviluppo industriale e presentava al suo interno una serie di servizi sviluppati con una particolare attenzione per il sociale. Oltre alla chiesa era presente una scuola, un ospedale, un teatro.
Un fatto curioso, che non molti immaginano: il villaggio è tuttora abitato, in larga parte dai discendenti degli operai che un tempo lavorarono all’opificio Crespi.
Si è fatto tardi, il sole sta calando, il cielo imbrunisce.
Torno sui miei passi e ripercorro tutto il villaggio, osservo i capannoni allineati, le ciminiere, le casette che in questi giorni sono addobbate per il Natale.
Un ultimo saluto alla fabbrica Crespi.
Poi sale la nebbia, che avvolge tutto. Non riesco più a vedere la lunga prospettiva del viale principale, non riconosco più le casette, né la chiesa. Non vedo più quasi nulla.
E mi chiedo: esiste veramente o l’ho sognato?




22/12/2016 @ 16:25
Questo posto è davvero carinissimo, se capito in zona lo visito di sicuro 🙂 !!
Mi hai dato l’ispirazione però per andare a vedere il Villaggio Leumann qui a Torino visto che non sono mai stata in un posto simile.
04/01/2017 @ 17:10
Questo Villaggio Leumann prima o poi dovrò visitarlo anche io! Grazie della dritta!