Rewind Settembre: meditando su forma e su contenuto
Riavvolgendo questo settembre appena concluso mi sono accorta che la domanda del mese è stata: E’ più importante la forma o il contenuto?
Il dibattito su questo argomento mi ha intrattenuta più volte nel corso del mese e non vi nascondo che a volte mi sono ritrovata a pensare che fosse un po’ una parodia della ben più famosa: è nato prima l’uovo o la gallina?
Un domanda assurda e senza senso.
Ma la realtà è ben più complessa.
Chiunque abbia studiato Comunicazione sa che il messaggio è fatto da un contenuto e da un contenitore, e non starò certo qui a menarvela con la teoria della comunicazione non verbale che è ben più importante della comunicazione verbale, ormai lo sappiamo tutti, no?
La forma è il primo contenuto.
Così diceva Marco, il mio primo capo (quello che non si scorda mai). Non importa quanto siano intelligenti le cose che dici o che scrivi in una presentazione di lavoro, su un blog o dal parrucchiere. Se non sono espresse in una forma bella e accattivante, nessuno ti si filerà di striscio.
Lo sappiamo bene tutti, noi uomini del ventunesimo secolo che basiamo ormai tutto sulle immagini e sui social.
Lo so bene io, che con queste cose non ci sono mai andata d’accordo. Io che sono una rana di sostanza, che non mi perdo in mille chiacchiere, ma punto dritto al sodo e che, spesso ahimè, di sodo rischio di trovarci solo le uova.
La forma è il primo contenuto. Che poi tradotto significa che se devi dire una cosa, allora la devi dire bene, rispettando una serie di regole, altrimenti è quasi inutile che tu la dica, perché farebbe la fine del messaggio di Arecibo, lanciato nel vuoto cosmico decine di anni fa e lì rimasto senza che nessuno lo ascoltasse mai.
Ho sempre invidiato i grandi comunicatori, quelli che riescono a descriverti un’idea complessa in maniera semplice, quelli che catturano la tua attenzione e ti tengono inchiodata fino alla fine del discorso. Persone che stimo per una capacità che a me manca o che forse non ho mai esercitato abbastanza.
Poi però, mi sono imbattuta e mi imbatto spesso tuttora, in una serie di personaggi assurdi, grandi affabulatori, che sono in grado di tenere discorsi o addirittura monologhi per ore girando intorno ad un concetto senza arrivare mai ad una conclusione.
E’ capitato solo a me o ne conoscete anche voi?
Gente che parla per il gusto di parlare, che si incanta ad ascoltare la propria voce, che non ascolta minimamente l’interazione con l’interlocutore, perché è troppo concentrata su se stessa. Gente che, ahimè, manca completamente di sostanza, ma è in grado di incravattare benissimo questa mancanza.
E allora mi sono detta: Frida, la forma è il primo contenuto, te l’ha insegnato Marco tanto tempo fa, ma un contenuto da qualche parte ci deve pur essere. Nascosta tra le mille pieghe di un discorso confezionato ad arte, un minimo di sostanza ce la vogliamo mettere? O vogliamo soltanto compiere mille evoluzioni, voli pindarici, iperboli e metafore, per poi scoprire che quello di cui si sta parlando è solo un’emerita gigantesca stronzata?
Ma ripeto, io sono una rana di sostanza, e in questo senso la mia percezione della realtà è un po’ falsata.
Insomma, vagavo in lungo e il largo per il mese di settembre meditando di forma e di contenuto, quando mi sono imbattuta in una lettura che mi ha rinfrancato il cuore. Il #LibroGiappone di questo mese era dedicato a Morte di un maestro del Tè di Inoue: un libro che, se non fosse stato scelto per il bookclub, probabilmente non avrei mai scelto di leggere, ma che si è rivelato in tutta la sua bellezza: una tazza di tè bollente sorseggiata piano mentre fuori piove.
La lettura scorre ad un ritmo lento, a cui non siamo abituati, senza colpi di scena, quasi senza una trama ben definita. Ho letto le prime pagine e mi sono ritrovata un po’ scettica a chiedermi se, forse, non avessimo sbagliato a scegliere quel titolo, e ho fatto l’errore di scambiare per noia quello che in realtà è calma e pace.
Avevo tra le mani un libro zen, un libro che non solo parla di tè, della cerimonia del tè, dei suoi attrezzi e riti, ma che, con il suo ritmo, ti fa vivere a pieno lo spirito del wabi-cha. Un libro che si gusta piano, delicato e intenso, proprio come una tazza di tè.
Un libro in cui, di là dal contenuto, la forma è protagonista. La forma, la cura nella scelta degli attrezzi, nel rituale, nel ridurre tutto all’essenziale, eliminando inutili fronzoli, riportando tutto alla vera essenza del tè.
E lì ho capito.
Ho capito che ho sempre sbagliato. Che la mia concezione di forma, contrapposta al contenuto, ha sempre sofferto di un errore di fondo derivato in ultima analisi da un mio preconcetto. Non è vero che sono una rana di sostanza e che la forma non mi appartiene, semplicemente la forma in cui esprimo i miei pensieri è un po’ come il wabi-cha: essenziale.
Insomma, non abbondo in decori e giri di parole, non mi gonfio con perifrasi e preamboli, ma i miei pensieri hanno pur sempre una forma, che è più asciutta e minimale, ma pur sempre una forma resta.
E sotto questa visione riscoperta, quella dannatissima forma che un tempo odiavo è finalmente diventata mia amica, ho capito che non mi manca nulla, che non sono da meno di nessuno, ma che semplicemente ho uno stile diverso ed è tutto mio.
Ed è così che ho fatto pace con la forma e soprattutto con me stessa.
Insomma, questo è stato il mio settembre. E mentre meditavo sul contenuto e mi facevo piacere la forma, come sempre ho visto video e letto post e questi, come nostra abitudine, sono i miei preferiti che ho selezionato per voi.
1 – ONE
Il video di questo mese è di una coppia di youtuber che abitano in Giappone. Non li seguo assiduamente, ma ogni tanto mi piace andare a curiosare quello che combinano, soprattutto perché non è raro scoprire qualche angolo nuovo di Giappone. Come in questo caso in cui Rachel ci porta alla scoperta di Yahiko, nella prefettura di Niigata. Loro sono Rachel & Jun e questo è il video che ho scelto per voi.
2 – TWO
Il post di questo mese ci porta a Bangkok e più precisamente a osservare questa pazza città dall’alto. Danila di Wanna Be a Globe Trotter ci svela 5 posti da cui osservare Bangkok dall’alto. Io, che questa città la sogno ormai da anni, ho la bavetta alla bocca, voi che ne dite?

Photo via Wanna Be a Globe Trotter
3 – FRIDA
E come sempre, concludiamo questo rewind con un mio post. Questo mese vi parlo di street art con il mio post in cui premio i vostri scatti tra tutto coloro che hanno partecipato a #ohmystreetart e così ne approfitto per ricordarvi che siete ancora in tempo e avete ancora tutto il mese di ottobre per partecipare alla terza edizione! Condividete le vostre foto di street art nel mondo! Vi aspetto!
E ora che settembre è terminato, sono pronta a fare il cambio dell’armadio e a immergermi in questo splendido autunno che sta per iniziare, ovviamente con una coperta calda e una bella tazza di tè in mano!
Baci verdi
Frida




14/10/2016 @ 0:59
Mi è piaciuta molto la tua riflessione Frida, anche io penso spesso a queste cose (meglio queste che i grandi disastri mondiali, no?). Essendo traduttrice e web writer (in erba), mi interessa molto capire come scrivere e comunicare le cose al meglio. Non sono sicura di avere ancora trovato un mio stile ben definito…ma forse non c’è bisogno di cercarlo, è già lì, è quello che uso ogni giorno! Ognuno ha il suo e va bene così, credo sia anche molto difficile e deleterio forzare queste cose.
Grazie per lo spunto di riflessione amica rana 🙂
18/10/2016 @ 22:15
Felice di averti aiutato nel mio piccolo a tirare un po’ le fila.
Ogni tanto mi perdo nei miei pensieri, ma mi fa piacere condividerli con voi! Spero sempre che possano essere utili a qualcuno!
Baci baci
10/10/2016 @ 9:25
“Un libro che si gusta piano, delicato e intenso, proprio come una tazza di tè.”
Definizione azzeccatissima per questo libro, che a un primo sguardo può sembrare “vuoto”, privo di una trama, privo di vicende particolari, privo di caratterizzazione dei personaggi. E in questo è incredibilmente zen, la forma del vuoto che privata di ogni orpello, riconduce direttamente all’essenziale. Una tazza, acqua bollente e il tè. E il sorbirlo con tutta calma.
Per noi forse è un concetto lontano anni luce, almeno per come sono fatta io, che sono del partito “tutto e subito”, e questo mi porta spesso allo scontro con la forma squisitamente giapponese dell’essere.
Nasco come linguista e traduttrice, quindi non ho studiato comunicazione, sono un’autodidatta in questo, ma nella mia ignoranza continuo a preferire uno stile asciutto che va dritto al punto, a chi si perde in mille parole roboanti.
Comunque molto bello questo rewind di settembre 🙂
18/10/2016 @ 22:19
Grazie!!! Detto da te è un complimento super!
Anche io preferisco andare dritto al punto, ma a volte il mio stile più che asciutto rischia di essere scambiato per brusco. Comunque, mi è piaciuta molto questa frase “la forma del vuoto che privata di ogni orpello, riconduce direttamente all’essenziale”! Direi che potrebbe essere il mio mantra!
Grazie per questo commento!