Studiare giapponese a 40 anni: rewind febbraio
Non vi ho mai parlato del mio corso di giapponese! Poi questo mese ho postato su facebook la foto di un bel risultato che ho avuto durante una simulazione del test di certificazione della lingua giapponese e quella è stata l’occasione per fare qualche considerazione tra me e me su cosa significhi studiare una lingua nuova a quarant’anni e per darmi lo spunto di raccontarvi qualcosa in questo rewind.
Non avevo mai pensato di studiare giapponese, l’idea mi sembrava talmente assurda da non prenderla nemmeno in considerazione. Tutto è nato per caso quando un giorno Zippo mi ha segnalato un corso di giapponese per principianti organizzato dal Comune di Varese. La voglia è scattata quasi subito, unita alla curiosità e all’amore per questa terra che era nato durante il mio primo viaggio in Giappone pochi anni prima. Sapevo che sarebbe stata un’impresa impossibile! Ma proprio per questo è scattata in me la molla del “ce la posso fare”! La conoscete? La molla del “ce la posso fare” è una brutta bestia! Io credo di avere una vera e propria patologia di cui, con gli anni e dopo lunghe osservazioni, ho imparato a riconoscere i sintomi.
Per farla breve, la mia indole ha avuto il sopravvento!
Sono partita con un grande entusiasmo, studiavo hiragana e katakana in ogni momento libero, mi ero appiccicata post-it ovunque per memorizzare l’alfabeto e le prime parole, scarabocchiavo kanji appena possibile. Le prime lezioni di giapponese sono state strane, soprattutto perché in classe eravamo in otto! Una folla! Evento davvero straordinario che però, ve lo devo dire, è durato solo poche settimane.
Pian piano la gente ha iniziato ad assentarsi, a saltare qualche lezione, fino ad abbandonare del tutto.
Io no, io mi ero messa d’impegno!
Al mio secondo viaggio in Giappone ancora non sapevo dire un accidente, ma mi sorprendevo da sola quando riuscivo a leggere qualche parola in giro per la strada. Nulla di più complesso di ramen o karaoke, ma che soddisfazione!
Alla fine del primo anno avevamo imparato davvero poco, ma io quel poco me l’ero studiato per benino. Ero una rana secchiona! La classe è arrivata alla fine sterminata: sopravvissuti 4 su 8!
Dopo quel primo anno ne sono passati altri 3. Le lezioni sono diventate via via più difficili anche se quei suoni ostili che all’inizio faticavano a restarmi nella testa, ora sono diventati più familiari e mi fanno meno paura. Il mio entusiasmo iniziale è via via scemato, sostituito da fatica, noia, momenti di sconforto. Da secchiona della classe, sono passata alla posizione di somara senza che nemmeno me ne accorgessi! Ma nonostante tutto questo, non ho mollato.
I miei compagni di corso sono rimasti gli stessi. Siamo 4 pazzi, ma come si usa dire: ci siamo trovati! Insieme ci divertiamo, ci prendiamo in giro, ci supportiamo e formiamo un’allegra ciurma.
E così, ridendo e scherzando, ora sono al quinto anno di questo assurdo corso di giapponese! Ancora non so parlare giapponese, non capisco nulla di quello che dicono e decisamente non lo so leggere. Insomma, una tragedia!
Ma nonostante ciò, sono contenta!
E’ matta! direte voi!
Anche! Avete ragione!
Ma sotto sotto provo soddisfazione per quello che sto facendo e, riflettendoci bene, ho capito anche il motivo.
Alla fine non mi importa se non riuscirò mai a diventare interprete di giapponese. Non era quello il mio obiettivo! Quello che conta per me è che ci ho provato, che mi sono buttata, che mi sono impegnata in un’impresa impossibile e non mi sono arresa. Anche quando altri, ben più giovani, hanno gettato la spugna, io sono andata avanti.
E questo significa che anche a quarant’anni si può ancora cambiare, si può ancora imparare, che la strada per costruire la persona che vogliamo essere non è mai finita e non bisogna mai fermarsi, perché si può sempre, a qualunque età, investire in se stessi e migliorare.
E se ce la fa una vecchia rana come me, ce la può fare chiunque!
Quindi non dite mai: è troppo tardi! Non è mai troppo tardi per migliorare te stesso! Basta solo crederci e trovare le persone giuste lungo la strada! e in tutto questo non posso che ringraziare quei 4 pazzi che stanno facendo questa strada insieme a me!
A questo proposito, vi lascio qui un video che avevo dedicato proprio a loro, così potete anche apprezzare la mia impeccabile pronuncia giapponese! Ahahah!
1 – ONE
Rimanendo in tema Giappone, vi segnalo una delle prime youtuber che ho iniziato a seguire. Lei si chiama Serena e il suo canale è Matcha Latte Vlog.
Già dal nome forse si intuisce che anche qui il Giappone è protagonista e infatti ho iniziato a seguire Serena proprio per le sue lezioni di giapponese su youtube. Il suo canale poi si è evoluto e Serena oggi non fa quasi più video di giapponese, ma fa tante altre cose e, tra queste, non mancano dei gran bei viaggi!
2 – TWO
Ormai ci ho preso gusto, questo rewind lo dedico tutto al Giappone! E quindi tra i miei colleghi blogger non posso che pensare a Stefania e al suo Prossima Fermata Giappone. Il suo post di questo mese è dedicato a un posto magico, che mi è rimasto nel cuore e mi ha fatto scoprire un mondo incantato in cui la fantasia diventa realtà. Sto parlando del Museo Ghibli di Tokyo (per la precisione Mitaka). Ecco qui il suo racconto, tenetevi pronti a fare un tuffo nei vostri sogni più belli!

Photo via Prossima Fermata Giappone
3 – FRIDA
E per finire, per restare in tema, tra i miei post di questo mese vi segnalo quello dedicato al prossimo appuntamento con #LibroGiappone, il primo social book club dedicato alla letteratura giapponese. Questo mese leggiamo insieme Radio Imagination di Seiko Ito. Qui trovate tutti i dettagli su come potete partecipare al social bookclub. Vi aspetto!

Ora ditemi un po’, che ne pensate di questo rewind completamente a tema? Vi è piaciuto?
In attesa che arrivi presto la primavera, io vi saluto e per rimanere ancora una volta in tema vi dico:
Mata ne!
Frida




24/04/2017 @ 1:05
Mia cara cugina, perché ti sottovaluti in questo modo? Hai egregiamente dimostrato, durante l’ultima cena al giapponese ( ristorante) di saper tradurre anche termini molto difficili! Ad ogni modo condivido completamente il tuo pensiero; la voglia di imparare e crescere sono assolutamente indipendenti dall’età anagrafica ma sono piuttosto ascrivibili a dinamiche passionali, emotive ed a tratti irrazionali. Una cosa difficile ma emozionante rappresenta una sfida ed allo stesso tempo un arricchimento perché e’ la dimostrazione che, a volte, i nostri limiti sono mentali e superarli significa scoprire qualcosa di se’ che non si conosceva ancora. A questo proposito, ti aggiornerò sulla mia nuova sfida: l’orto sul balcone. Un bacio, a presto 😘😘
26/06/2017 @ 15:39
E con l’orto sul balcone… hai vinto tu! 😉
Comunque hai proprio colto il senso! L’importante è metterci passione, tutto il resto vien da sè!
11/03/2017 @ 15:48
La positività che traspare da questo post è contagiosa! E se il “ce la posso fare” è una patologia vorrei prenderla anche io, altroché.
Come dici tu, si può provare qualunque cosa a qualunque età, ci si può sempre migliorare e non è mai tardi per investire in se stessi e iniziare nuove avventure. Ci starebbe un bell’applauso su questo articolo, davvero.
E continuare senza mollare per cinque anni è un gran traguardo. In bocca al lupo per il proseguimento del corso 🙂
14/03/2017 @ 8:08
Ma grazie! Che bello questo commento! Mi fai sentire quasi una brava persona!
Volevo dire una brava rana!
Ora che ho scoperto il tuo blog non lo mollo più! Sappilo! 🙂
07/03/2017 @ 10:21
Tesoro mio, nonostante io sia più giovane, mi unisco a te nel ruolo di somara della classe ahahahah!
Cioè, in realtà io non studio proprio mi limito a ricordare un po’ delle lezioni, ma non ce la faccio proprio a studiare a casa….e pure io all’inizio ero la secchiona degli alfabeti ahahah!
Ma l’importante è come dici tu “Mai mollare” <3
14/03/2017 @ 8:04
Sai che d’ora in avanti ti chiamerò “secchiona degli alfabeti”, vero? 🙂
03/03/2017 @ 22:43
Alla tua stessa età io mi sono in messa in testa di imparare il russo, quindi ti capisco. Passo da momenti di euforia totale quando riesco a leggere per esempio le parole su una bottiglia di vodka, allo sconforto completo quando non mi ricordo le lettere più strane… Ma, come dici tu, non è che devo diventare traduttrice: sarei felicissima di riuscire a leggere i nomi delle fermate della metropolitana il prossimo giugno a Mosca, e di poter dire grazie prego arrivederci 😉
14/03/2017 @ 8:03
Ti capisco! Stesse scene anche io! Comunque vada, direi che è il caso di dire: buon viaggio!!! 🙂