Itinerario di viaggio: Islanda on the road

L’Islanda è uno dei viaggi “on the road” per definizione! Per visitarla bene non serve altro che montare su un’auto e portarsi dietro tanta voglia di natura!

Quello di seguito è un itinerario che ho studiato per mesi nei minimi particolari, sono una rana precisina, e poi ho seguito passo passo nel luglio del 2012.

Ho cercato di ridurre al minimo i giorni, perché l’Islanda è bella, ma purtroppo è anche molto cara! Allo stesso tempo, nel tentativo di tirare sui tempi, sono stata attenta a non inserire tappe troppo lunghe, per evitare di passare troppo tempo al volante. L’itinerario non prevede l’esplorazione dei Fiordi Occidentali e di alcune zone interne all’isola, me li sono tenuti da parte per il prossimo viaggio.

Il risultato finale è un itinerario fattibilissimo, molto vario ed estremamente avvincente! Insomma: mi è piaciuto tantissimo!

Preferisco rimandare a post di dettaglio la descrizione dei singoli luoghi o delle particolarità che offrono. Quella di seguito quindi è una descrizione sintetica delle tappe che hanno scandito il mio giro in Islanda e delle principali attrazioni da visitare.

E allora pronti? Si parte!

Ecco le tappe che abbiamo toccato, i numeri sulla mappa sono posizionati nei luoghi in cui abbiamo pernottato e scandiscono quindi i vari giorni.

Itinerario di viaggio in Islanda

Giorno 1 – volo dall’Italia e arrivo a Reykjavík

Il volo diretto costicchia, per risparmiare qualcosa è possibile fare scalo a Londra da dove partono voli low cost per Reykjavík, ci si mette un po’ di più, ma si risparmia qualcosina.

Giorno 2 – Reykjavík

Anche se tutte le guide la liquidano in fretta, adducendo che il meglio dell’Islanda è altrove (come dargli torto!), in realtà questa città ha molto da offrire, incluso quel fascino tutto particolare tipico delle città di confine e anche se l’Islanda è un’isola e di confini veri e propri non ne ha, in un certo senso si percepisce l’essere ai confini del mondo, in una zona estrema.

Harpa - Reykjavik - Islanda

Harpa – Reykjavik

Da vedere: le stradine e gli edifici del centro; il centro conferenze e concerti Harpa con le sue pareti vetrate; la scultura della nave vichinga lì vicina, simbolo della città; la Hallgrímskirkja, chiesa tanto brutta fuori quanto bella dentro; il museo Perlan, che racconta le gesta degli antichi vichinghi, per intenderci si parla di Pthor, figlio di Snuur, della tribù dei Gdhur.

Hallgrimskirkja - Reykjavik - Islanda

Hallgrimskirkja – Reykjavik

Giorno 3 – da Reykjavík a Akureyri

Il terzo giorno abbiamo ritirato la nostra auto e siamo partiti per il nostro tour on the road, che abbiamo completato percorrendo in senso orario la hringvegur ovvero la strada n.1 che fa il giro di tutta l’isola. Questa tappa è stata in assoluto la più lunga, ma posizionata così – al primo giorno – non è stata per niente pesante. Il primo impatto con la natura islandese ha movimentato questo lungo collegamento in auto che si  è rivelato comunque interessante. Lungo il tragitto ci siamo comunque fermati qua e là per visitare il Museo dell’insediamento di Borgarnes , poco fuori Reykjavik, forse un doppione avendo già visto il Perlan, ma comunque carino. Abbiamo poi visitato la Víðimýrarkirkja a Skagafjörður, una minuscola chiesina con la copertura di torba e infine il Glaumbær Folk Museum, vicino a Varmahlíð, un’antica fattoria di torba dove è possibile toccare con mano le condizioni in cui vivevano gli abitanti della zona fino al 1930. Infine siamo giunti in serata ad Akureyri.

Museo dell’ antica fattoria di torba di Glambaer - Islanda

Museo dell’ antica fattoria di torba di Glambaer

Giorno 4 – da Akureyri a Húsavík

Prima tappa: Godafoss, le cascate degli dei, così chiamate perché pare che, con l’avvento del cristianesimo, gli antichi islandesi non sapendo che cosa farsene delle divinità vichinghe, le buttarono nella cascata. Poi via verso il Lago Mývatn, il lago dei moscerini, che non c’entra niente con Cristina D’avena, quello era il Walzer! In particolare, ci siamo fatti un giretto a Skútustaðir per vedere i suoi pseudo crateri, ovvero delle collinette che sembrano crateri, ma che in realtà si sono formate quando la lava del sistema vulcanico di Krafla è arrivata a contatto con l’acqua e si è dapprima gonfiata per via del surriscaldamento dell’acqua sottostante, poi a causa di esplosioni di vapore si è afflosciata su se stessa assumendo la forma finale di un soufflè venuto male. Abbiamo poi completato il giro a Dimmuborgir in mezzo alle formazioni laviche dalle forme più disparate, ce n’è persino una a forma di chiesa. Questo è un percorso molto suggestivo in cui si dice abitino i 13 folletti natalizi che nei 13 giorni che precedono il Natale portano doni nelle scarpe dei bambini buoni. Tappa successiva: Hverir, un luogo infernale, in cui il fango ribolle e la terra sbuffa. Paesaggio lunare e puzza di zolfo, da stare male. E nonostante tutto ciò: uno dei posti più belli dell’Islanda, imperdibile.

Hverir - Islanda

Hverir

Infine: Krafla, visitando dapprima il lago Viti, formatosi all’interno di un cratere e poi i campi di lava di Krafla, tanto vasti che l’occhio non ne vede la fine. Anche qui la terra sbuffa proprio sotto ai vostri piedi e le incrostazioni di zolfo assumono colorazioni inimmaginabili. Wonderful!

Krafla - Islanda

Krafla

In serata siamo giunti a Húsavík, paesino di pescatori. All’arrivo siamo stati accolti con un denso odore di pesce, se questa è l’accoglienza… e invece Húsavík è un vero gioiellino: casette deliziose, alle spalle una montagna completamente ricoperta di fiori di lupini dalla tipica colorazione viola, cavalli selvaggi e barchette colorate. Interessante anche il Museo delle Balene.

Husavik - Islanda

Husavik

Giorno 5 – da Húsavík a Vesturdalur

Il quinto giorno ci ha riservato un’esperienza mistica. Abbiamo fatto amicizia con capodogli e megattere con un giro in barca. E se a Húsavík c’è un Museo delle Balene, un motivo c’è! Questo infatti è uno dei luoghi in Islanda in cui si può fare Whalewatching. E’ incredibile l’energia che si percepisce quando queste immense creature sbuffano e sparano in aria il loro spruzzo per poi reimmergersi in profondità.

Husavik - Islanda

Husavik

Tornati a terra siamo partiti visitando la penisola di Tjörnes a nord di Húsavík che offre una vista mozzafiato sul Mar Glaciale Artico. Avremmo voluto visitare il museo dei fossili, ma non l’abbiamo trovato e le pecore a cui abbiamo chiesto non ci hanno saputo dare informazioni. Scuotevano la testa, alzando le spalle, dicendo: Beeeeeh. La nostra destinazione finale per la serata era Vesturdalur. Per raggiungerla abbiamo attraversato altri paesaggi lunari che in Islanda non si negano a nessuno, distese infinite di sabbia nera agghindata con dei sassi sferici disseminati qua e là. Vesturdalur resterà per sempre nei miei ricordi come: la notte in cui l’Italia ha buttato l’europeo alle ortiche.

Vesturdalur

Vesturdalur

Giorno 6 – da Vesturdalur a Möðrudalur

La mattina del sesto giorno ero un po’ preoccupata, ci aspettava la visita al parco nazionale di Jökulsárgljúfur. Le informazioni parlavano di strade in terra battuta di difficile percorrenza e noi avevamo noleggiato una normalissima monovolume. Niente 4×4, jeep, macchinoni. Prima tappa il Canyon di Asbyrgi, un posto pazzesco! Un immenso ferro di cavallo, lungo 3,5 km e formato da roccia a strapiombo per un’altezza di 100 metri.

Canyon di Asbyrgi - Islanda

Canyon di Asbyrgi

La strada arriva fino al fondo della valle, proprio sotto allo strapiombo, dove abbiamo visitato il laghetto Botnstjörn. Siamo poi saliti a piedi su un promontorio che si erge proprio nel mezzo della valle, la Eyjan, da cui si riesce ad apprezzare a pieno l’intero canyon.

Canyon di Asbyrgi - Islanda

Eyjan

Asbyrgi significa: rifugio degli dei. Pare infatti che dopo essere stati buttati dentro alla cascata di Godafoss, quei furbetti si siano venuti a nascondere proprio in questa zona.

Risaliti in auto, ci siamo spostati a sud fino a Hljóðaklettar. Qui un percorso a piedi conduce attraverso rocce basaltiche dalle forme più disparate, pure qui se ne trova una a forma di chiesa. Più che in uno scenario naturalistico, pare di stare in una galleria d’arte tanto varie e bizzarre sono le forme che la natura ha saputo creare.

Ultima tappa nell’estremità sud del parco è la cascata di Dettifoss: una forza della natura, queste cascate fanno davvero paura per la portata e la potenza che sprigionano. Se vi state chiedendo se ce l’abbiamo fatta a percorrere lo sterrato con la nostra macchinetta, la risposta è: si! Alla fine si balla un po’, ma anche con una macchina normale si può visitare il parco! Certo, ammetto che sono stata molto felice di rivedere hringvegur alla fine della giornata. Infine siamo arrivati a Möðrudalur, una fattoria col tetto di torba nel bel mezzo del nulla, dove abbiamo pernottato e che è stata la nostra base per l’esplorazione della zone dell’Askja.

Giorno 7 – Askja

Lo devo dire, Askja è stata la sorpresa più emozionante di tutta l’Islanda. Per addentrarsi in questa zona la nostra macchinina semplice non era adeguata e abbiamo quindi preso parte a un tour guidato in jeep organizzato dalla fattoria di Möðrudalur. In tutto, oltre alla guida eravamo in 5 persone (cioè: a dire il vero eravamo in 4 + una rana). Siamo partiti quindi a bordo della nostra jeep e, dopo aver guadato un paio di fiumiciattoli siamo arrivati a un campo base,  abbiamo proseguito fino alla zona della caldera di Askja, dove non ci siamo fatti mancare un bagnetto a “puccio” nel laghetto caldo, di ritorno al campo base abbiamo visitato la gola dei trolls detta Drekagil e infine abbiamo fatto ritorno alla fattoria passando da Herðubreið: la signora montagna, ovviamente vista dal basso. Per rendere il tutto più avventuroso, compreso nel prezzo del tour, abbiamo bucato con la jeep. Real FRIDA adventure! Yeah!

Askja - Islanda

Askja

Askja - Islanda

Askja

Giorno 8 – da Möðrudalur a Seyðisfjörður

Lasciata la nostra fattoria delle fiabe, siamo ritornati alla civiltà sulla hringvegur: una strada asfaltata! Wow! A destra, prati e pecore; a sinistra, prati e pecore. Direzione Bakkagerði, con sosta lungo la strada alla stazione con distributore automatico foto-alimentato nel bel mezzo del nulla più assoluto, dove abbiamo acquistato una tavoletta di cioccolato e dove ho scattato la mia prima e unica foto in Islanda in maglietta a maniche corte. Bakkagerði è un paesino con simpatiche casette tra cui la più curiosa è la Lindarbakki, tutta rossa che pare abitata da folletti.

Bakkagerdi - Islanda

Lindarbakki a Bakkagerði

Nella zona di Borgarfjörður eystri si trova un isolotto su cui abita una colonia di pulcinella di mare. Inutile dire che siamo diventati subito amici.

Puffin - Pulcinella di mare - Islanda

Pulcinella di mare

Per finire ci siamo diretti a Seyðisfjörður: una città un po’ hippie, un po’ boho, sicuramente “molto tutto e molto niente”, quel fascino dei luoghi dove c’è poco da fare e la noia e l’ozio riempiono le giornate e l’aria. Da qui partono le grandi navi che congiungono l’Islanda all’Europa. Un paesino fatato e magico.

Seydisfjordur - Islanda

Seydisfjordur

Giorno 9 – da Seyðisfjörður a Hofn

Lasciata Seyðisfjörður, abbiamo attraversato i Fiordi Orientali, facendo tappa a Djúpivogur, un piccolo paesino con un porticciolo e poco più.

Fiordi orientali - Islanda

Fiordi orientali

Proseguendo abbiamo fatto una passeggiata nella laguna di Lon in cui due lunghissime strisce di terra e sabbia si allungano nel mare e infine siamo arrivati a Höfn dove abbiamo visitato il Museo dei ghiacciai, senza farci mancare un assaggio del piatto locale: scampi e gamberi.

Giorno 10 – da Höfn a Skaftafell

La mattina sveglia presto per affrontare una giornata ricca di meraviglie. Prima tappa: Jökulsárlón, la laguna glaciale in cui galleggiano iceberg giganti. Qui trovate il racconto più dettagliato di cosa abbiamo visto a Jökulsárlón.

Laguna di Jokulsarlon - Islanda

Laguna di Jokulsarlon

Lasciata la laguna ci siamo diretti verso il parco nazionale di Vatnajökull sud a Skaftafell. Abbiamo pernottato in una graziosissima fattoria con le tendine di pizzo proprio all’interno del parco, quindi, mollati gli zaini, siamo usciti a visitare il parco e ammirare il ghiacciaio Vatnajökull e la cascata di Svartifoss.

Cascata Svartifoss - Islanda

Cascata Svartifoss

Giorno 11 – da Skaftafell a Hella

Lasciato il parco e il ghiacciaio, abbiamo ripreso il nostro giro visitando Kirkjubæjarklaustur e il Kirkjugólf: un campo in cui la lava può essere tranquillamente scambiato per il pavimento della chiesa. Poi è stata la volta di Vík – con i suoi faraglioni e la spiaggia di sabbia nera di Reynishverfi – e di Dyrhólaey, un promontorio roccioso che si immerge nel mare creando un arco. Prima di arrivare a destinazione a Hella, abbiamo visitato la cascata di Skógafoss, l’Eyjafjallajökull – il vulcano che eruttò nel 2010 bloccando i cieli di mezzo mondo – e la cascata di Seljalandsfoss.

Arco di Dyrholaey - Islanda

Arco di Dyrholaey

Cascata Skogafoss - Islanda

Cascata Skogafoss

Giorno 12 – da Hella a Landmannalaugar

A Hella c’è poco da vedere, per noi è stata una base dove lasciare auto e bagagli durante la nostra gita a Landmannalaugar, che abbiamo raggiunto grazie a un autobus di linea con il quale abbiamo attraversato più di un fiume e che per la strada si è pure perso un cerchione. Il giro a piedi nei dintorni di Landmannalaugar per vedere il vulcano Stutur, il lago Frostastaðavatn e il Ljótipollur è il più bel giro di trekking che abbia fatto in vita mia.

Landmannalaugar - Islanda

Lago Frostastaðavatn a Landmannalaugar

A Landmannalaugar abbiamo dormito al rifugio.

Landmannalaugar - Islanda

Landmannalaugar

Giorno 13 – da Landmannalaugar a Hella

La mattina seguente, è la volta del Brennisteinsalda una montagna che sembra un arcobaleno.

Landmannalaugar - Islanda

Brennisteinsalda a Landmannalaugar

Attraversiamo campi di lava, facciamo un bagno nel vapore che fuoriesce da questa terra pazzesca per poi tornare al rifugio da dove, con un autobus, torniamo a Hella.

Giorno 14 – da Hella a Reykjavík

L’ultimo giorno in terra islandese è dedicato al circolo d’oro. Visitiamo le cascate Gullfoss, uniche e maestose. Passiamo più di un’ora col naso all’insù a ammirare gli sbuffi di vapore di Geysir e infine visitiamo Þingvellir, la sede del primo parlamento islandese, ma soprattutto il luogo in cui la zolla tettonica europea si separa da quella americana.

Cascata Gullfoss - Islanda

Cascata Gullfoss

Geysir - Islanda

Geysir

Di ritorno a Reykjavík, per smaltire le fatiche del viaggio, abbiamo passato un pomeriggio alla Blue Lagoon, un posto da turisti che qualcuno ci aveva sconsigliato, ma alla fine di tutto questo tour direi che ci stava anche.

Impagabile restituire la macchina a mezzanotte e tornarsene in centro a piedi, mentre il cielo imbruniva.

L’Islanda è una terra spaziale. Impossibile visitarla senza sperare di poterci tornare un giorno.