Cambiamenti di percorso: quel meraviglioso viaggio che è la vita

Accompagnamento musicale consigliato: 
Brunori Sas - La verità

 

Lungo quel meraviglioso viaggio che è la vita capita a volte di fare delle pause o di prendersi una sosta, capita di non ricordarsi più qual era la nostra meta o di saltare delle tappe e capita anche, ogni tanto, di fare dei cambiamenti di percorso.

Succede esattamente come in un viaggio: state percorrendo a piedi una strada diretti a una piazza e all’improvviso la vostra attenzione viene catturata da altro, un cartellone che pubblicizza l’apertura di un nuovo museo. E voi non ci pensate un attimo: lasciate il vostro percorso, montate sul primo bus e cambiate direzione.

A volte il cambiamento è repentino, ispirato dal momento, altre volte invece è più ragionato.

Magari a casa avevate pensato di seguire un itinerario, che so un on the road in Islanda, ma poi giunti sul luogo vi guardate intorno e vi rendete conto che forse quella non è la strada migliore da seguire. Ci pensate su un po’ perché avete lavorato tanto a quel programma e ci avete studiato su parecchio, ma ora che le cose sono davanti ai vostri occhi vi sembra di intravvedere una soluzione migliore.

E dopo un attento esame, lasciate la strada che avevate programmato e ne imboccate una nuova. Non siete sicuri di come sarà la nuova strada, non la conoscete bene come l’altra su cui vi eravate preparati a puntino, ma qualcosa vi dice che è la cosa giusta da fare e voi, semplicemente, lo fate.cambiamenti saluti

Oggi vi parlo un po’ della mia vita, perché questo è un momento molto particolare per me e ora che ho un blog sento la necessità di mettere per iscritto i miei pensieri, per renderli più concreti, per non permettere che domani evaporino senza lasciare traccia.

Cambiamenti in vista

Oggi è stato il mio ultimo giorno di lavoro a Milano, da settembre cambierò lavoro, sede di lavoro, colleghi, stile di vita.

Capita a tutti di cambiare lavoro e io stessa l’ho già fatto in passato, ma questa volta la vivo diversamente.

Se uno decide di cambiare è per stare meglio, poche storie, quindi non starò a fare melodrammi.

Ma sarei ipocrita se dicessi che vivo questo passaggio alla leggera. In realtà è un cambiamento molto forte, perché tocca tre aspetti che ormai si erano radicati nella mia vita.

Pendolare? No, grazie

Da settembre non sarò più una pendolare, non dovrò più puntare la sveglia all’alba e soprattutto non prenderò più un treno per andare al lavoro.

E non nascondo che non mi mancherà proprio per niente.

Questi ultimi anni erano diventati pesanti, avevo iniziato a trasformarmi in un essere alieno, a odiare il genere umano e a sviluppare manie e nevrosi che voi non potete capire.

Odiavo il bip bip continuo della tastiera dei telefonini, le persone che parlano a voce alta dei fatti loro, la tizia che si mette lo smalto in treno, la signora che tira su col naso ininterrottamente per mezz’ora, l’uomo che legge il giornale sfogliandolo rumorosamente, i ragazzi che sogghignano e schiamazzano, i bambini che piangono, ma ancor di più le loro madri che non fanno nulla per farli smettere, il controllore che non si accorge che l’aria condizionata è troppo alta e il ragazzo che ascolta la musica con le cuffiette picchiando a ritmo il piede per terra.

Lo so, sembro una pazza, ma fidatevi che sono andata molto vicina alla pazzia. Quella vera.cambiamenti

Avevo una borsa da pendolare stracarica di roba, per far fronte a ogni evenienza.

Avevo il mio posto preferito …e come mi incazzavo quando lo trovavo occupato! L’avevo scelto con una tecnica scientifica via via perfezionata nel tempo: un posto da due così non ti ritrovi nessuno seduto davanti (che poi non sai mai dove mettere i piedi e ti tocca stare seduto di traverso), non vicino ai bagni (che, si sa, ogni tanto arrivano certi odori), sul lato destro del treno (che su quello sinistro poi batte il sole e ti sciogli), in prima carrozza (così appena arrivi a Milano puoi sgattaiolare via senza dover percorrere tutta la banchina in coda).

Ormai tutto questo è nel passato. Oggi ho timbrato il mio ultimo biglietto da pendolare e lo conserverò come ricordo. Che il treno mi capiterà ancora di prenderlo, ma un’altra vita da pendolare spero proprio di non doverla fare mai più.cambiamenti di percorso

Dire addio a Milano

Il secondo grande cambiamento è la sede di lavoro. Ho chiesto io di avvicinarmi e l’ho fatto, indovinate un po’, per smettere di prendere il treno, ovviamente!

E sapevo che prima o poi avrei dovuto dire addio a Milano, ma ecco, ora che il momento è arrivato un po’ mi dispiace.cambiamenti di vita

Ho iniziato a frequentare Milano nell’agosto del ’95, per i precorsi di Economia. Da quel momento sono andata a Milano tutti i giorni, weekend e festivi esclusi, prima per l’università e poi per lavoro.

Ridendo e scherzando, sono passati 22 anni. Ho visto questa città cambiare, farsi bella e anche se a Milano non ci ho mai vissuto, io mi sento milanese.

Alzarmi presto ogni mattina mi pesava tantissimo, ma se sono riuscita a farlo per tutti questi anni è perché ad aspettarmi c’era Milano. E forse sembro di nuovo una pazza, ma vi assicuro che è così.

A Milano ci tornerò tante altre volte, ovvio, ma non frequentarla più ogni giorno mi mancherà.nostalgia

Salutare colleghi e amici

E per finire, il terzo grande cambiamento riguarda le persone. Oggi ho salutato colleghi e amici. Persone con cui ho condiviso giorni belli e momenti bui. Persone che ho stimato e altre che ho sopportato a fatica (ma immagino che la cosa sia reciproca, eh).

E lo so che ho chiesto io di andarmene e che sono felice per la mia nuova vita, ma allo stesso tempo non posso che essere triste per quello che lascio. Lo ammetto: una lacrimuccia qua e là è scappata e in certi casi non sono nemmeno riuscita a fare un saluto per bene. La testa che corre al pensiero: “chissà se questa persona la rivedrò mai”.
Sono un’inguaribile nostalgica.

E dopo aver salutato tutti, resti sola coi tuoi pensieri e ti assale una tristezza infinita. E ti chiedi cosa resterà di te in tutte le persone con cui hai lavorato. La vita continua, il tuo lavoro lo porterà avanti qualcun altro, nessuno è insostituibile.

E l’unica cosa che ti fa stare bene è la speranza che un briciolo di te resti lì sospeso nell’aria.

Certo non posso vantarmi dicendo che sarò rimpianta da tutti, ma sono sicura che a qualcuno magari un pochino mancherò, così come loro mancheranno a me.

cambiare lavoro

Ecco a voi: 15 anni di appunti

Proprio come in un viaggio: conosci qualcuno e per un tratto più o meno lungo fai della strada insieme, ci scambi due chiacchiere. Poi le vostre strade si dividono. In certi casi sarà stato un incontro insignificante e tempo pochi giorni vi sarete dimenticati l’uno dell’altra. Ma in certi altri ti rendi conto che è successo qualcosa, c’è stato un contatto, e nel tuo cuore sai che anche quando tornerai a casa un piccolo semino di quell’incontro tornerà a casa con te.

Ora volto pagina, perché sono nostalgica, ma non malinconica e con il cuore pieno di semini guardo avanti a quello che mi attende.

Il mio viaggio ha preso un’altra direzione e io non vedo l’ora di vedere dove mi porterà.