Forte di Orino: storia triste di una rana che non voleva morire di trekking

Questa è la storia triste di come ho raggiunto il Forte di Orino attraverso un percorso di trekking estremo e impervio. Se state cercando informazioni su come raggiungerlo senza fare fatica, girate al largo. Qui si suda e si sputa sangue, astenersi femminucce.

Il forte di Orino è un’escursione in provincia di Varese per pochi eletti e, come tutte le cose riservate a una ristretta élite, è molto ambita.
Si trova arroccato in cima al Campo dei Fiori e da lassù si gode una vista mozzafiato, altro motivo che lo rende una meta desiderabile.

forte di orino - vistaOra, io vivo in questa zona ormai da otto anni, in tutto questo tempo mi è capitato parecchie volte di fare sport a Varese e ancora non ci avevo mai messo piede. Questo fatto di per sé sarebbe stato già un buon indizio per intuire che l’impresa non era proprio a portata di mano, ma io l’ho valutato in maniera superficiale come mio solito (sarò onesta: non l’ho proprio valutato).

Ve lo dico perché non facciate il mio stesso errore: ponderate attentamente l’impresa che state per compiere, non decidete sull’onda dell’entusiasmo… o quanto meno siate consapevoli che quel “entusiasmo” vi abbandonerà al primo tornante.

Se, nonostante tutte le mie raccomandazioni, ancora ci tenete a raggiungere il forte di Orino, ecco quello che dovete fare.

Trekking per il forte di Orino

Parcheggio

Raggiungete Orino e lasciate la macchina al parcheggio in paese. Indossate abbigliamento adeguato e tecnico e degli scarponcini da trekking. A quel punto attraversate il paese e seguite le indicazioni per i sentieri. Voltatevi indietro un’ultima volta e dite addio al mondo civilizzato.
Dal paese alla cima (quasi 700 metri di dislivello) ci vogliono circa 3 ore. Buona fortuna.

Il sentiero per Pian delle noci

Vi sembro troppo drastica? Ecco com’è andata.
Per quel che mi riguarda, sono partita da Orino alle 8.30 di domenica 23 luglio.

Poco dopo la partenza si incontra (con una piccola deviazione) una lapide commemorativa che ricorda dei soldati caduti nel 1922 durante una esercitazione. Che sia di buon auspicio?

Dopo un’ora circa sono arrivata al Pian delle Noci, una spianata in cui troverete dei tavoli per fare un pic nic e un piccolo baitello. baita al pian delle noci - campo dei fiori - varese

Un tempo qui era pieno di alberi di noce, che ora purtroppo non ci sono più. Non ammetterò mai che una volta arrivata qua ero già stanca, ma volendo ci saremmo anche potuti accontentare di tutta la fatica fatta fino a quel momento, o no?pian delle noci - campo dei fiori - varese

No, no… Breve pausa e poi abbiamo tirato dritto seguendo il sentiero giallo e rosso.
Non fatelo mai!

Il sentiero giallo e rosso

Sapete perché è stato indicato col giallo e rosso? Giallo è il colore che avrà la vostra faccia quando arriverete in cima e rosso è il colore del sangue. Il vostro sangue. Che lascerete lungo il percorso.

Il sentiero giallo e rosso non ha nome, quindi ho deciso di chiamarlo “Il sentiero della morte”. Mi sembra un nome abbastanza rappresentativo.

In ogni caso, convenite con me che un sentiero per dirsi tale deve essere riconoscibile? Voglio dire: devo percepire la differenza tra “mi trovo sul sentiero” e “mi trovo fuori dal sentiero”, o no?
Ecco, sul sentiero giallo e rosso questa differenza non esiste, mi sono ritrovata in mezzo al bosco, circondata da alberi, alla disperata ricerca del segno giallo e rosso successivo che mi indicasse la direzione. Un po’ un gioco di orienteering, ma senza la bussola.sentiero di orino

Un trekking impegnativo

A un certo punto mi sono trovata davanti a una parete di roccia.
– E adesso?
 -Sali da qui, mi ha risposto Zippo, indicando la parete.
– Ah, salgo! Ma come ho fatto a non pensarci! ho risposto (Ma te possino! ho pensato)

Mentre cercavo il punto più saldo dove mettere i piedi arriva il secondo consiglio di Zippo:

– Aggrappati alla roccia!
– Pure! Devo usare le mani!!!

E così sono salita per un paio di metri aggrappandomi dove potevo: prima alle rocce, poi ai rami, dove non c’erano rami ho afferrato le radici e mi sono aggrappata perfino a dei ciuffi d’erba.
A un certo punto non c’era più nulla a cui aggrapparsi e ho infilato le mani per terra. In mezzo a foglie, terriccio, formiche e ragni. La Frida di qualche anno fa che aveva paura degli insetti non sapevo più chi fosse. Ero a un passo dal trasformarmi in Rambo.
E così facendo sono arrivata in cima alla parete.sentiero orino - forte di orino

Di arrivare in cima alla montagna ancora non se ne parlava.
Ovviamente quella non è stata l’unica arrampicata, durante questo trekking ce ne sono state altre. A un certo punto Zippo mi fa:

– Questa parete è pericolosa, ma mi metto qui io a prenderti se cadi.
– Ok! Grazie! Ora sì che mi sento tranquilla!
Scampato il pericolo ho ripreso a camminare in posizione eretta sempre sul “sentiero non sentiero” in mezzo al bosco.
Ho iniziato a controllare l’orologio ogni dieci minuti. L’ultima mezz’ora è stata dura. Mi facevano male le gambe, ero stanca, sporca, sudata, con la terra sotto alle unghie e il morale sotto ai tacchi, finché alla fine sono arrivata in cima.

La linea Cadorna

Il forte di Orino è un piazzale fortificato che apparteneva alla Linea Cadorna.

Una volta che raggiungi i forte di Orino ci sono due notizie belle e una brutta. Le volete sentire?

Prima notizia bella: sei viva! (cosa che non darei tanto per scontato)
Seconda notizia bella: la vista da quassù è uno spettacolo! Non so, forse è stato il fatto di aver visto la morte così da vicino a farmi associare quel posto al paradiso, ma credo che – a tutti gli effetti – sia oggettivamente un posto stratosferico.
Si gode di una vista praticamente a 360 gradi. Vogliamo fare 365?forte di orino - arrivo delle trekking

La vista dal forte di Orino

Vedrete ai vostri piedi i laghi: si vedono benissimo il Lago di Varese e il Lago Maggiore e poco più in là potrete osservare i Laghi di Monate e di Comabbio.
Girandovi dalla parte opposta potrete osservare la Valcuvia: il paese di Orino proprio sotto di voi e poi tutta la valle. Se guardate bene potrete riconoscere anche il mio stagno. Visto?forte di orino - vista sulla valcuvia
Ok, ma veniamo alle note dolenti. Avevamo detto due notizie belle e una brutta.

Notizia brutta: che lo vogliate o no, prima o poi vi toccherà scendere! E fidatevi: non lo vorrete!

All’idea di dover rifare tutta quella strada stavo quasi per andare in panico, ma prima di disperare ho pensato non fosse una cattiva idea fare una bella pausa.
E pausa per me è sinonimo di panino al prosciutto. Chiamatemi scema.
Vi consiglio di portarvelo da casa, perché lassù non troverete di certo un baretto. Portatevi anche della frutta e dell’acqua… indispensabile. E se ve lo state chiedendo: no, non c’è nemmeno una fontanella.
In compenso ci sono delle comode panchine su cui ci si può riposare ammirando uno spettacolo strepitoso. (Ho già detto strepitoso?)forte di orino - vista

E mentre piano piano riprendevo il mio sano colorino verdino da rana in salute, mi sono accorta di una cosa.

Ero circondata da tanta gente.

Un sacco di gente! Ma da dove sono arrivati tutti, se prima nel bosco non c’era nessuno?

Un pensiero mi ha sfiorata per un istante: vuoi vedere che per arrivare al forte di Orino non è necessario passare il provino per Indiana Jones?

Vuoi vedere che c’è un altro sentiero che porta al forte di Orino? Un sentiero VERO!

No, no, zitti! Vi prego!

Anche se esiste, non ditemelo!

Non lo voglio sapere!

Informazioni utili

Per la cronaca, esiste un sentiero alternativo che raggiunge il forte di Orino partendo da Orino, è il sentiero n.2. E’ comunque un percorso impegnativo e con una bella pendenza, ma almeno starete su un sentiero segnalato (un sentiero vero!) Il tempo di percorrenza indicato è di 2 ore e 45 minuti. Io invece ce ne ho messe 3 e un quarto.

In alternativa, si può arrivare in auto in cima al Campo dei Fiori (nel parcheggio poco sopra a Grand Hotel Campo dei Fiori) e da lì attraversare sulla montagna in un sentiero quasi in piano. Insomma, roba da femminucce.