Una foto al giorno per scoprire il Giappone

Ho pensato a lungo a quale potesse essere l’argomento del mio primo post al ritorno dal Giappone e devo essere franca, non sono riuscita a sceglierne uno, perché vorrei raccontarvi mille aneddoti e sceglierne uno solo mi risulta impossibile. Non è facile decidere qual è la cosa più importante di cui scrivere: vorrei scrivere di tutto! La realtà è che potrei scrivere per ore!

Così ho deciso che questo sarà un post fotografico e, per la precisione, ho scelto una foto per ciascun giorno di viaggio, una foto al giorno per ricostruire la mia avventura. Insomma, una specie di riepilogo zippato di quello che è stato il mio terzo viaggio in Giappone, così che possiate assaporare un po’ tutto quello che ho vissuto.

PRIMO GIORNO: KYOTO – TEMPIO TENRYU JI

KYOTO – TEMPIO TENRYU JI

Prima di arrivare alla foresta di bambù di Arashiyama sono entrata a far visita al tempio buddista Tenryu Ji. Segni particolari? Nessuno. Questo tempio è famoso perché sorge ai piedi della meravigliosa foresta di bambù, ma per il resto non riesco ad individuare un tratto distintivo che potrebbe farlo emergere rispetto ad altri 1000 templi a lui uguali. Quindi segni particolari: nulla da dichiarare.

Eppure!

Eppure il suo giardino mi ha rapito gli occhi! E’ qualcosa che difficilmente si riesce a descrivere a parole. Nemmeno una fotografia riesce a rendere giustizia alla pace e a quel senso di perfezione che si avverte nei giardini giapponesi. La sensazione che si prova è un beato compiacimento. Si percepisce l’armonia in maniera tangibile e concreta, perché è lì a portata di mano. La bellezza passa dagli occhi al cuore e se ne esce rinati, non si può far altro che contemplare increduli e gioire.

Se il mondo fosse come un giardino giapponese, sparirebbero le guerre e la gastrite.

SECONDO GIORNO: KYOTO – NINEN ZAKA

KYOTO – NINEN ZAKA

Le case di legno, i negozietti, le strette viuzze. Tutto a Higashiyama ricorda come doveva apparire l’antica Kyoto. Questa volta sono stata più furba e l’ho percorsa in discesa, partendo dal tempio Kiyomizu Dera e poi giù per Sannen Zaka fino a Ninen Zaka, due stradine che vorresti non finissero mai. Una pioggerellina sottile stava cadendo, costringendo ad aprire l’ombrello. Il sole stava ormai calando. Alcuni negozi stavano chiudendo mentre le prime luci si accendevano, regalando un extra bonus di magia. La gente piano piano scemava. La giornata volgeva al termine.

TERZO GIORNO: KYOTO – SANTUARIO FUSHIMI INARI TAISHA

KYOTO – SANTUARIO FUSHIMI INARI TAISHA

Se mi chiedessero qual è il suono del Giappone non avrei dubbi: il canto delle cicale. E’ insistente, assordante, sempre presente. Cantano come pazze anche se non le vedi, perché se ne stanno mimetizzate sugli alberi. Beh, al Fushimi Inari Taisha, di alberi ce ne sono tantissimi. Il Fushimi Inari Taisha è un santuario shintoista che si arrampica su per la montagna, nel mezzo della foresta. Una distesa infinita di torii, un corridoio arancione estremamente scenografico e con una colonna sonora d’eccezione.

QUARTO GIORNO: TOKYO – VISTA DELLA BAIA DA ODAIBA

TOKYO – VISTA DELLA BAIA DA ODAIBA

La Statua della Libertà che si staglia sullo sfondo del Golden Gate, che a sua volta incornicia la Tour Eiffel.

Aspetta un attimo, ma non eravamo a Tokyo?

E’ la prima reazione di chi si affaccia da Odaiba sulla baia di Tokyo. Volete sapere la seconda?

Certo che questi Giapponesi sono proprio originali!!!

Lo stavate pensando anche voi?

In effetti è vero, il popolo giapponese non si risparmia quanto a creatività anche se, a onor del vero, la Statua della Libertà di Odaiba è un dono che il Giappone ha ricevuto dalla Francia per commemorare le relazioni commerciali tra i due Paesi. Ma se vogliamo proprio dirla tutta, quello che colpisce quando ci si affaccia da Odaiba, non è tanto la stravaganza degli accostamenti, quanto il fascino della città che brilla oltre al baia e le barche illuminate che la attraversano. E’ uno spettacolo romantico, che rende Odaiba uno dei miei punti panoramici preferiti.

QUINTO GIORNO: TOKYO – SANTUARIO MEIJI JINGU

TOKYO – SANTUARIO MEIJI JINGU

Arrivo al Meiji Jingu attraversando il parco gigantesco e percorrendo il suo viale maestoso, passando per l’altissimo torii.

Rito di purificazione, passaggio per le ultime porte d’ingresso e scalinata che porta nella zona in cui si nascondono gli dei e ci si raccoglie in preghiera. Un’area sacra, che non può essere fotografata, perché i Giapponesi fotografano qualunque cosa, ma sanno porsi dei limiti davanti al divino. Osservo i fedeli in preghiera, poi mi giro, ad ammirare l’immenso piazzale davanti al tempio. Tutto in questo santuario è grandioso, fuori scala, smisurato.

SESTO GIORNO: TOKYO – VISTA DAL TOKYO METROPOLITAN GOVERNMENT BUILDING

TOKYO – VISTA DAL TOKYO METROPOLITAN GOVERNMENT BUILDING

La vista dalla cima del Tokyo Metropolitan Government Building è di quelle da togliere il fiato. Soprattutto se si arriva in serata e davanti agli occhi ci si ritrova una distesa infinita di lucine che brillano fino a illuminare il cielo.

Si resta spiazzati.

Non è come la vista notturna dall’Empire State Building. A New York la sensazione è quella di avere il mondo ai tuoi piedi. Riconosci i quartieri di Manhattan, individui i grattacieli più famosi, ti sembra di stare al centro di un film, protagonista della scena.

Qui invece, dall’alto di Shinjuku, la sensazione è diversa. Ci si sente spaesati per l’assenza di punti di riferimento riconoscibili e d’improvviso ci si scopre piccoli piccoli a osservare un’intera megalopoli che pulsa là sotto.  E mentre Tokyo vive la sua notte, vibrando e fremendo, dietro al vetro dell’osservatorio al 45° del Tokyo Metropolitan Government Building mi sento persa. Lost. In translation.

SETTIMO GIORNO: TOKYO – STAZIONE DI HARAJUKU

TOKYO – STAZIONE DI HARAJUKU

Harajuku è un mondo di colori, di calzini imbarazzanti e caramelle. Passeggiando per Takeshita Dori vien da chiedersi come mai le persone parlino tra loro normalmente e non attraverso dei fumetti, che potrebbero svolazzare per aria attaccati con un filo sottile alle labbra. Ci si apposta in un angolo e si osservano i ragazzi che passano ed  entrano nei negozi, indossando vestiti improbabili. Basta un attimo e ci si sente proiettati in un manga. Già all’uscita dalla stazione JR si può cogliere qualche indizio. Ci si ritrova in compagnia di ragazzine adolescenti, davanti a un edificio che pare uscito da un film di Miyazaki. Adoro la stazione di Harajuku, mi ricorda le case di campagna inglesi. Così carina e così fuori luogo rispetto ai palazzi che caratterizzano la zona, pare proprio messa lì per segnalare che si sta varcando una soglia immaginaria che conduce al mondo della fantasia, dove tutto è possibile.

OTTAVO GIORNO:  TOKYO – BANCARELLE DI NAKAMISE DORI

TOKYO – BANCARELLE DI NAKAMISE DORI

Spade, ciotoline, maschere dei manga si mescolando a dolcetti, amuleti e ventagli, magliette e calamite per frigo. Un’ammucchiata di ninnoli che fanno di Nakamise Dori il luogo perfetto in cui acquistare i regalini per parenti e amici. Erano anni che sognavo di tornare tra queste bancarelle piene di oggettini tradizionali giapponesi: yukata, maneki neko, daruma, kokeshi. Ok, non sto parlando di artigianato di altissimo livello. Quelli in vendita sono più che altro souvenir per turisti, ma sono tutti così tipici e dannatamente giapponesi.

Ma ciò che sorprende più di tutto è che questi micro-negozietti siano allineati l’uno all’altro sulla strada che conduce al Senso Ji, il tempio più importante di Tokyo. Nakamise Dori è la fiera del superfluo che conduce al santuario di Asakusa.

Qui il sacro convive col profano, il nuovo con l’antico, in quell’eterna contraddizione che si chiama: Giappone.

 

E così siamo giunti alla fine del viaggio. Spero vi sia piaciuto tanto quanto è piaciuto a me. Ovviamente questo era solo un assaggio, ho tantissime cose da raccontare.

Se avete richieste o curiosità non esitate a chiedere.

Ci vediamo presto, cari! Statemi bene!

Baci verdi

Frida