Kyoto: Fushimi Inari Taisha e le sue volpi

Avete presente una delle scene più emozionanti di Memorie di una Geisha? Quella in cui la piccola Chiyo corre sotto un tunnel infinito di torii rossi?

Se avete risposto no: mettetevi subito in ginocchio  e chiedete perdono! No! Non voglio sentire scuse! 🙂

Se non l’avete visto, è un film che vi consiglio, perché è meravigliosamente bellissimo! E vi dirò, più del film – che già mi è piaciuto tantissimo – ho amato il libro di Arthur Golden! Quando l’ho finito ero talmente triste, perché non potevo più leggere quella bellissima storia (e il libro conta quasi 600 pagine), che per protesta non ho più preso in mano un altro libro per mesi! Spettacolare! Bello bello bello!

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Ma torniamo alla piccola Chiyo che corre sotto ai torii. Quella scena è davvero suggestiva e quando l’ho vista ho subito pensato: che bello sarebbe poterci andare! Ecco, se anche voi avete quel desiderio, vi basterà fare una capatina al Fushimi Inari Taisha. A Kyoto.

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Il santuario shintoista Fushimi Inari Taisha è dedicato a Inari, divinità protettrice del riso e più in generale degli affari. Si, avete capito bene: riso e affari, perché siamo in Giappone e con il riso non si scherza!

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All’ingresso del santuario e un po’ ovunque si trovano statue di volpi, che sono considerate i messaggeri di Inari. Vengono raffigurate con una chiave in bocca: la chiave delle scorte del riso. Vi svelo un segreto: io ADORO le volpi! Lo so, sono una rana, ma mi piacciono le volpi, qualcosa in contrario? Anche per questo motivo il Fushimi Inari Taisha è uno dei santuari che più mi piacciono.

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Una caratteristica unica del Fushimi Inari Taisha sono i suoi Ema. Gli Ema sono delle tavolette di legno che si acquistano presso i santuari e sui quali si scrivono preghiere o desideri, per poi appenderli negli appositi “porta-ema” dove le divinità passano per leggere i desideri dei credenti shintoisti. Ne ho visti molti nei vari santuari, su alcuni c’erano anche disegnati dei personaggi tipo manga, in puro Japan-style!

Ma quelli del Fushimi Inari sono veramente unici perché sono a forma di volpe, appunto.

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Il santuario si raggiunge con un breve tratto di treno dalla stazione di Kyoto (è proprio a due passi dalla stazione di Inari).

Appena arrivati, abbiamo anche assistito a una strana cerimonia che ha coinvolto alcuni monaci. Credo si trattasse di un rito di purificazione, dato che si è svolto vicino a una fontana, prima che i monaci entrassero poi nel tempio.

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Passati i templi di ingresso e i riti di purificazione iniziali, inizia un percorso che si snoda all’interno del bosco e che ha una lunghezza complessiva di 4 chilometri, e la bella notizia è che sono tutti in salita e discesa.

Se avete problemi con le lunghe camminate, siete dei pigroni polentoni, avete la fobia degli scalini (la famosissima fobia degli scalini che colpisce una persona su due, ovvero tutti quelli che per andare al primo piano prendono l’ascensore – me compresa) o cose del genere, potete decidere di fare la versione “ridotta” del giro, che taglia a metà percorso senza raggiungere il punto più alto. E’ una soluzione che non pregiudica la visita, dato che la parte più bella del tempio si trova all’inizio, i tori sono più grandi, più rossi, più belli, più allineati o forse è solo il primo impatto con il tempio che fa restare a bocca aperta e si imprime a fuoco nella memoria. Non saprei. Nella parte iniziale del tragitto si trova anche una biforcazione molto fotografata, in sostanza il corridoio di torii che state percorrendo si sdoppia creando un vero e proprio bivio. Non abbiate paura se prendere il percorso di destra o quello di sinistra, non c’è pericolo di perdersi: entrambe i sentieri arrivano allo stesso spiazzo poco più avanti.

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Noi ovviamente, che non ci facciamo mancare niente, abbiamo proseguito e completato il percorso integrale, ma devo dire che sono contenta di averlo fatto e alla fine la soddisfazione è tanta, quindi vi consiglio di tenere duro e farlo tutto quanto. Se siete preoccupati che sia troppo impegnativo, la risposta è no. C’erano anche persone di una certa età che salivano lungo il sentiero e a un certo punto ho visto pure un tizio con un trolley. Quindi non stiamo propriamente parlando di alpinismo estremo, ecco.

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Lungo il percorso si incontra anche un luogo di ristoro.

Altri punti di rilievo lungo la salita sono alcuni tempietti disseminati qua e là e dedicati al culto personale, un’innumerevole quantità di statue di volpi, con le loro chiavi in bocca e un cimitero nel bel mezzo del bosco, un luogo mistico, silenzioso, la pace eterna all’ombra di alberi altissimi con la visita saltuaria di qualche gatto.

Questa è l’unica foto che ho davanti al Fushimi Inari Taisha e, come potete vedere, è sfuocata. Quello che si dice: essere incapaci! Voi sapete di chi parlo, vero? 😉

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Se andate a Kyoto e passate di là, mi raccomando, salutatemi le mie amiche volpi!